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FRIULI VG: : Maniago-Val Colvera-Pala Barzana-Lago di Barcis-Piancavallo-Maniago

76 km Distance
1,880 m Ascent
1,880 m Descent

(1 rating)

 

 

Come siamo finiti a Maniago, in Friuli Venezia Giulia, è presto detto: cercando un'area camper in Valcellina, ne ho trovata una attrezzata proprio lì, gratuita, con camper service e colonnina per l'allaccio alla corrente elettrica. Incredibile, ma vero! Da amante degli orridi e delle forre, da tempo desideravo vedere quella scavata, nel corso di milioni di anni, dal torrente Cellina. Ed ora ci siamo, quasi. Scaricate le nostre mountain bikes, partiamo subito in salita verso la Val Colvera. Il cielo si sta annuvolando, ma non minaccia pioggia ed il caldo è gia soffocante di prima mattina. Nei pressi della prima galleria, deviamo a destra, immettendoci nella vecchia strada, ormai dismessa, che corre stretta tra alte pareti rocciose, lungo il torrente Colvera, in un ambiente naturale selvaggio e lussureggiante. Dopo qualche minuto, attraversiamo il piccolo corso d'acqua per mezzo di un ponticello e ci ritroviamo nuovamente sulla strada principale, all'imbocco di una seconda galleria, vietata alle bici; un sentiero e una passerella in ferro ci consentono di sovrapassarla e, grazie ad una stradina un po' sconnessa, di aggirarla, riportandoci, più avanti, alla fine del tunnel. Saliamo, quindi, dolcemente per 6 km, fino a Poffabro, uno dei Borghi più belli d'Italia; ci addentriamo nei suoi vicoli lastricati, su cui si affacciano antiche case rurali in pietra a tre o quattro piani, con caratteristici ballatoi in legno, dopodiché continuiamo la nostra ascesa verso la Forcella Pala Barzana (842 metri s.l.m.) per altri 9 km. Le pendenze non sono mai cattive, così da permetterci di ammirare i bellissimi paesaggi delle Dolomiti Friulane. Peccato per la foschia, che non consente allo sguardo di spaziare su orizzonti più lontani, soprattutto una volta iniziata la discesa, quando il panorama si allarga: quello che potrebbe offrire, possiamo solo immaginarlo. Eh, ma qui ci torno, sicuro che ci torno! Magari in una giornata limpida di novembre. Con le tinte esplosive dell'autunno dev'essere uno spettacolo! Nel frattempo, giungiamo all'incrocio con la strada che, a destra, sale al paesino di Andreis, mentre, a sinistra, scende ancora fino a confluire nella SR 251, della quale percorriamo soltanto un breve tratto, rendendoci conto di aver sbagliato strada, perchè, quella che interessa a noi, è qualche metro più in basso. Evidentemente ci è sfuggito un bivio. Subito dopo una galleria di 250 metri, notiamo, però, sul lato opposto della carreggiata, un viottolo che, per fortuna, va a congiungersi con la vecchia strada della Valcellina che stavamo cercando. Anch'essa dismessa, è aperta ai pedoni (lo scopriremo sul posto), nel mese di giugno, purtroppo, soltanto durante il fine settimana, mentre, nei mesi di luglio ed agosto, tutti i giorni. Ed oggi è lunedì, 12 giugno. Che jella! Mi sarebbe tanto piaciuto percorrere questa suggestiva strada storica, lunga circa 10 km, che passa sopraelevata su una spettacolare forra. Ho letto da qualche parte che alcuni tratti sono stati scavati nella roccia ed altri, addirittura, realizzati con delle sporgenze proprio sullo strapiombo. Non possiamo far altro che proseguire dritto, verso il lago di Barcis (403 m slm), non prima, però, di aver fatto qualche scatto a quel poco che si riesce a vedere dell'orrido della Molassa. Ah, ma torneremo anche qui, promesso! Per raggiungere il lago, a questo punto, dobbiamo salire ancora un po' e, poi, scendere. Decidiamo, quindi, di pedalare sulla sponda meridionale del bacino artificiale, fino all'imbocco della salita di Piancavallo. Per accedervi, passiamo sopra il muro della diga (dal quale, tra l'altro, abbiamo, alla nostra sinistra, una vista mozzafiato sull'inizio della forra del Cellina) - la cui viabilità è regolata da un semaforo - e lungo un'angusta galleria. Superiamo momentaneamente il bivio per Piancavallo, per cercare un posticino dove mangiare con calma i nostri panini; lo troviamo poco dopo, attraversando il bel lago dai riflessi turchesi, nel punto in cui le due sponde sono meno distanti tra loro, su di una passerella in legno, sostenuta da cavi in acciaio, accessibile anche alle auto. Una volta rifocillati, siamo pronti ad affrontare i 15,3 km di salita verso la località sciistica di Piancavallo (1267 m slm) ed i suoi 864 metri di dislivello. La brutta notizia è che siamo a corto d'acqua: solo a Poffabro, infatti, abbiamo avuto la possibilità di riempire le borracce e ormai siamo agli sgoccioli. Nel frattempo il meteo è cambiato. Adesso il cielo non è più nuvoloso come prima ed il sole picchia, feroce, sulle nostre teste. Ci sono 30° C ed un'umidità che si può tagliare col coltello. Avanziamo con molta fatica nella rigogliosa Val Caltea, lungo la Strada turistica del Pian delle More: le pendenze, durante i primi 6 km, sono impietose, con lunghi rettilinei dove le percentuali si mantengono costantemente tra il 10 e il 12%. Seppur tra un rettilineo e l'altro si possa tirare un po' il fiato, il caldo, la mancanza d'acqua e le scarse zone d'ombra ci fanno soffrire abbastanza. Centelliniamo quelle poche gocce rimasteci, e saranno la nostra salvezza, in quanto non troveremo alcuna fontanella fino a 10 km dalla conclusione del nostro giro. Ma questo lo scopriremo solo strada facendo. Una volta scollinato, non ci resta, allora, che fiondarci nell'unico bar aperto, dove Marco si scola, tutta d'un fiato, una birra gelata mentre io mi butto su una specie di ghiacciolo a cui non do il tempo di sciogliersi. La discesa verso Aviano è molto panoramica e noi ci godiamo tutti i suoi 14 km, tornanti compresi: il Giro d'Italia è appena passato di qua, regalandoci un manto d'asfalto rinnovato. Evviva! Al termine dell'odierno anello ciclistico mancano ancora una ventina di chilometri da percorrere sulla pedemontana, di cui una dozzina vallonati, su strade provinciali e statali, ma devo dire che l'intensità del traffico da queste parti, paragonata a quella dei luoghi in cui vivo io, è davvero ridicola. Pertanto, pedaliamo, tutto sommato, in tranquillità e sicurezza. Ho così la possibilità di ripensare alle ore appena trascorse. Nonostante il caldo umido ed i panorami celati dietro un velo di foschia, devo ammettere che l'itinerario odierno non è stato, per la gran varietà dei paesaggi, assolutamente monotono: il susseguirsi di valli, montagne, boschi, forre, torrenti, borghi antichi, ecc., ha reso piacevole lo scorrere del tempo e dei chilometri. Per non parlare del lago di Barcis, le cui sponde, accarezzate da una lieve brezza, sono un invito alla sosta e al relax. Piccoli paradisi ancora intatti e straordinariamente belli, lontani dal caos e dal turbinio della vita moderna, da vivere a piedi o in bicicletta, in armonia con la natura.

 


5.0
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